domenica 29 novembre 2015

SE QUESTO E' UN UOMO by Primo Levi RECENSIONE

Eccomi pronta per recensirvi un altro libro, adesso punto su qualcosa di più profondo: SE QUESTO E' UN UOMO di Primo Levi.


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 TITOLO: SE QUESTO E' UN UOMO, If This is a Man
AUTORE: Primo Levi
SERIE:
 

GENERE: Narrativa, Autobiografico, Seconda Guerra Mondiale
CASA EDITRICE: Einaudi
DATA USCITA: 1947 – 14 Giugno 2015
PAGINE: 209
PREZZO:  € kindle // 5,88 € flessibile // € rigida


SINOSSI:

Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò "Se questo è un uomo" nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei "Saggi" e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull'inferno dei Lager, libro della dignità e dell'abiezione dell'uomo di fronte allo sterminio di massa, "Se questo è un uomo" è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un'analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell'umiliazione, dell'offesa, della degradazione dell'uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.

INFO AUTORE


Primo Levi

Primo Michele Levi, nato a Torino il 31 luglio 1919 e morto lì il 11 aprile del 1987. Fu un partigiano antifascista della Seconda Guerra Mondiale, venne deportato al lager nazista di Auschwitz in quanto ebreo, dove scrisse una delle sue più celebri opere: Se questo è un uomo. Racconta qui le sue terribili esperienze e per questo è ritenuto un classico a livello mondiale.

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Non avrei mai creduto che sarei arrivata a recensire uno dei libri più profondi e intensi che io abbia mai letto.
Lo tengo come le cose sante, ma dopo la prima volta non l'ho ripreso in mano.
La lettura risale all'estate tra la prima media e la seconda media, quindi 2010.


Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no [...] ditemi se questo è un uomo.

Ricordo ancora come fosse difficile andare avanti, come leggere una pagina di più, avevo davanti le onde del mare cristallino ma non ero immersa nel lager nazista insieme a lui, che mi raccontava di come fossero normali le morti ogni giorno.

Ero al sicuro ma non mi sentivo al sicuro.

Strano no?!?!?

Mi ricorderò sempre il realismo con cui uno si immerge nella narrazione, un diario della morte si potrebbe dire.

E ancora adesso a 70 anni della liberazione di quel mondo non si può che essere tristi, perchè il mondo non è cambiato, hanno abolito i forni crematori, hanno chiuso i lager ma gli abomini ci sono ancora e non cesseranno, perchè l'uomo è così.

L'uomo ha la ragione che lo contraddistingue.

Io penserei a questo punto: TOGLIETECI LA CAPACITA' DI INTENDERE E VOLERE, LA CAPACITA' DI DECIDERE, tanto siamo solo bravi a distruggere.

Il verbo To Destroy annulla la dignità umana. Annulla tutto.

Sono stata a Dachau, Ebensee, Gusen e Mathausen e non so, non lo dico perché sono macabra, ma la storia di quegli anni mi prende, e in quei luoghi non ho esultato, festeggiato o sorriso mai una volta. In quei posti senti ancora le grida, i volti spenti e i corpi bruciati. Senti le loro sofferenze, i loro dolori e le loro paure. Ma senti anche tanta tanta speranza, e seppur vana la senti e capisci che sei una testa di cazzo se le tue speranze si basano su cose materiali.

Lì sentivi la speranza della libertà, dell'amore e della vittoria. Avevano ancora fiducia. E noi ce l'abbiamo?

A distanza di due settimane dagli attentati di Parigi, io ce l'ho.

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